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Rinascere dalle ceneri: storia dell’Araba Fenice Belpassese

L'Araba Fenice Belpassese- opera realizzata per i carri di Santa Lucia 2019
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Ogni città ha i propri simboli, o le proprie mascotte se preferite, ognuno con la propria storia e tradizione. Perché allora Belpasso ha scelto proprio la famosa Araba Fenice Belpassese come simbolo della città? Seguiteci in questo viaggio alla scoperta del mito, un mito che si fonde ad una storia reale, la storia della città di Belpasso.

L’Araba Fenice Belpassese, dalla morte alla rinascita

L’Araba Fenice, creatura mitologica di origine egizia, è nota per il suo intenso simbolismo. Si racconta che fosse un essere saggio, portavoce del valore umano della resilienza, anche dinanzi alla morte stessa. Secondo la leggenda, infatti, dopo aver vissuto 500 anni, la fenice sentiva il sopraggiungere della morte. Decideva dunque di ritirarsi in un luogo solitario, costruendosi un nido sulla sommità di una quercia o di una palma, utilizzando cannella, nardo e mirra. Una volta costruito il nido, lasciava che i raggi del sole la incendiassero, morendo così tra le sue stesse fiamme. Dalle ceneri poi emergeva una larva che i raggi solari contribuivano a far crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova fenice, tutto in 3 giorni.

Araba Fenice Belpassese- rappresentazione per i carri di Santa Lucia
Rappresentazione utilizzata durante le manifestazioni per i carri di Santa Lucia

Analizzando il mito della fenice comprendiamo come essa rappresenti una capacità che tutti noi possediamo, cioè la resilienza. Con essa possiamo rinascere più forti da ogni difficoltà che la vita ha da sottoporci, ricorrendo a tutto ciò che susciti in noi il desiderio di ricominciare, risvegliando in noi il desiderio di vivere lasciandoci alle spalle ciò che ci ha fatto soffrire in passato, rinascendo così dalle proprie ceneri.

Melior de cinere surgo, la resilienza Belpassese

Chi ha detto che un mito rimane legato solo a delle storielle raccontate nei libri di mitologia? Niente di più sbagliato cari lettori. Un mito tende a reincarnarsi nella vita di ciascuno di noi, in questo caso addirittura nella storia di un’intera città. Belpasso ha dovuto affrontare molteplici sfide prima di poter definitivamente rinascere dalle sue macerie più forte e splendente di prima. Nel lontano 1669 vi fu la più imponente eruzione vulcanica della storia siciliana, la quale portò alla distruzione e alla parziale modifica morfologica del versante meridionale etneo. Tra le città più colpite del territorio vi fu proprio Belpasso, originariamente Malpasso, che dovette trasferirsi nei pressi di Valcorrente dove costruirono il villaggio Fenicia Moncada. Successivamente, nel 1693, un violento terremoto si scatenò dalla Val di Noto, radendo al suolo il villaggio Fenicia Moncada costringendo i suoi abitanti a ricostruire la città nei pressi del sito di Stella Aragona.

Araba Fenice Belpassese -Scena principale Carro di Borrello 2019
Scena principale del Carro di Borrello del 2019

Dopo i tragici avvenimenti, Belpasso venne finalmente ricostruita, rinascendo proprio da ciò che era stato distrutto. Da qui la scelta dell’Araba Fenice come simbolo della città, accompagnata dal motto “Melior de cinere surgo” (risorgo migliore dalle ceneri) il quale è presente nello stemma del paese stesso, a testimonianza dello spirito belpassese, pronto a vivere della sua stessa luce.

Rinascere dalle ceneri: storia dell’Araba Fenice Belpassese ultima modifica: 2021-02-12T19:32:59+01:00 da Gabriele Privitera

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