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Il dialetto e la sua arte: alla scoperta di Nino Martoglio

Nino Martoglio-Il busto commemorativo

Busto commemorativo dedicato a Nino Martoglio, situato in villa Nino Martoglio

Ci sono storie che lasciano il segno, storie di uomini e donne che appassionano e immergono il lettore in epoche lontane o luoghi in giro per il mondo. Poi c’è chi queste storie le racconta, impreziosendole grazie al proprio estro letterario, fotografando la propria epoca, attraverso il filtro dei loro occhi. Questa è la storia di Nino Martoglio, voce della sua stessa terra.

Dal giornalismo al teatro, chi era Martoglio?

Nino Martoglio nacque il 3 Dicembre del 1870 a Belpasso. A 14 anni intraprende gli studi nautici e, una volta concluso il percorso, decide di darsi al giornalismo entrando a far parte della redazione della Gazzetta Siciliana fondata dal padre. Successivamente, nel 1889, fonda un suo settimanale di stampo satirico scritto anche in dialetto siciliano, il D’artagnan. Durante quel periodo, Nino Martoglio scrisse i suoi più importanti sonetti, scritti per la maggior parte in dialetto siciliano e raccolti poi nel volume CENTONA. Nel 1901 intraprese la vocazione teatrale, fondando la Compagnia Drammatica Siciliana; il suo intento è chiaro, esaltare e far conoscere a livello nazionale il teatro dialettale siciliano. Tra le sue commedie teatrali vi sono “L’aria del continente” e “San Giuvanni Decullato”, le quali vedono la collaborazione del famoso attore siciliano Angelo Musco e la sua formazione, della quale era diventato da poco direttore.

Nino Martoglio-Sperduti Nel Buio
Fotogramma del film “Sperduti nel Buio”

Nel 1910 Martoglio inoltre portò alle scene le prime opere teatrali di Luigi Pirandello; con il quale inoltre scrisse “A Vilanza” e “Cappiddazzu pava tuttu”. Dal 1914, infine, Nino Martoglio si dedicò alla settima arte, cioè il cinema. Dopo un periodo da soggettista per la Cines, a Martoglio viene concessa la direzione artistica della “Morgana Film” di Roma, per la quale produsse i suoi primi 3 film: “Capitan Blanco“, “Sperduti nel Buio” e infine “Teresa Raquin“. L’avventura cinematografica di Martoglio e della Morgana Film di lì a poco però fu costretta a concludersi a causa della prima guerra mondiale. La sua parabola artistica si chiuse purtroppo assai presto. Nino Martoglio morì il 15 Settembre 1921, precipitando nella tromba dell’ascensore dell’Ospedale Vittorio Emanuele II, dove vi si era recato per visitare il figlio malato.

Nino Martoglio-Il teatro
Il teatro Nino Martoglio, costruito a fine Ottocento

Tra bellezza e verismo, analisi della poetica di Nino Martoglio

Semplicità, eleganza, bellezza ed un amore infinito per il dialetto siciliano; queste le caratteristiche della produzione lirica, teatrale e cinematografica di Martoglio. Un linguaggio semplice e altrettanto scorrevole, impreziosito dall’uso del dialetto, capace di raccontare con immediatezza la vita quotidiana siciliana e i suoi personaggi. Riuscì a muoversi con dimestichezza dagli ambienti più lussuosi della nobiltà, ai vicoli abbandonati da Dio, tra mendicanti e ubriachi intenti a discutere di argomenti sociali e letterari avvalendosi di un linguaggio ricercato, con risultati assai discutibili però. L’opera di Martoglio vive anche delle emozioni dell’autore attraverso le descrizioni dei paesaggi, i quali possiedono infiniti rimandi ai luoghi della sua giovinezza e delle bellezze di Belpasso, sua città natale. “Nino Martoglio è tutta la sua Sicilia, che ama e che odia, che ride e giuoca e piange e si dispera”. (Luigi Pirandello, dalla Prefazione al volume CENTONA).



Il dialetto e la sua arte: alla scoperta di Nino Martoglio ultima modifica: 2021-02-12T20:03:24+01:00 da Gabriele Privitera

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